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Raffaele Mattioli
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Raffaele MattioliRaffaele Mattioli nasce a Vasto (Chieti) nel 1895 da famiglia di piccoli commercianti.     Volontario allo scoppio della guerra, è ferito in combattimento e decorato al valore nel 1916 e nel 1918. Partecipa all'impresa dannunziana di Fiume, senza arruolarsi tra i legionari.

Nel 1920 si laurea in economia a Genova e si trasferisce a Milano, chiamato da Attilio Cabiati nell'incarico di redattore capo del periodico dell'Associazione Bancaria Italiana.Tra il 1922 e il 1925 è assistente all'Università Bocconi, ove ha anche modo di collaborare con Einaudi, e ricopre l'incarico di segretario generale della Camera di Commercio di Milano. Trentenne, è assunto presso la Banca Commerciale da Toeplitz in qualità di "capo di gabinetto".


 Ben presto gli sono affidati incarichi speciali quali la contrattazione dei prestiti americani alle società elettriche italiane. Si intensifica, intanto, la partecipazione di Mattioli alla vita culturale ed editoriale italiana: essa caratterizzerà tutta l'esistenza di questa eccezionale figura di banchiere intellettuale.


Avido lettore di classici della letteratura, della filosofia, dell'economia, ne raccoglie rare edizioni; intrattiene fitti dialoghi con Piero Sraffa, Benedetto Croce, Riccardo bacchelli, Federico Chabod, Gianfranco Contini, Giueseppe De Luca, Franco Rodano e con numerosi altri intellettuali. Il suo mecenatismo si svolge, costante, senza clamori e con eleganza di interventi, finanziando riviste, case editrici, fondazioni.

Nominato amministratore delegato della Banca Commerciale nel 1933, Mattioli ne attua la riorganizzazione, per adeguarla alle nuove funzioni di banca di deposito e credito ordinario.

Alla fine della seconda guerra mondiale è il protagonista della creazione di Mediobanca quale indispensabile estensione dell'attività delle tre "banche di interesse nazionale".


Conoscitore profondo della realtà italiana, Mattioli è conscio che la peculiarità stessa dell'ambiente obbliga le banche a mantenere in parte una configurazione "mista": conservando dunque, nei fatti, a una parte degli impieghi la caratteristica finanziaria. Senza trascurare le esigenze della grande impresa, orienta l'impegno della Banca verso una crescita equilibrata di tutto il sistema economico.


Convinto della "funzione sociale del profitto" e pertanto avverso all'assistenzialismo implicito nel "credito agevolato", Mattioli fa quanto può per promuovere e sostenere l'imprenditoria più innovativa. Nel 1960 lascia la carica di amministratore delegato per assumere quella di presidente.


Le sue relazioni all'assemblea annuale della Banca, piccoli capolavori di raffinata eleganza linguistica, costituiscono un appuntamento molto atteso non solo nel mondo dell'economia e della finanza. Lascia la Banca nel 1972 e muore l'anno successivo. Carlo Emilio Gadda gli aveva dedicato le Novelle del Ducato in fiamme con le parole "A Raffaele Mattioli, despota dei numeri veri, editore dei numeri e dei pensieri splendidi in segno di ammirata gratitudine".

tratto da "Cent'anni 1894-1994" - Banca Commerciale Italiana